Corpo e Salute – Tutto e di più sulla cura del corpo


Di conseguenza il miglioramento delle condizioni di sicurezza e tutela della salute sul luogo di lavoro devono essere ottenute mediante una opportuna azione di “prevenzione” e “controllo sanitario”.


L’azione di “prevenzione” deve essere svolta:
• Prevenzione tecnologica tradizionale (riguarda gli impianti, le macchine, le attrezzature)
• Prevenzione organizzativa (predisposizione dei servizi di protezione e prevenzione, designazione o elezione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ecc..)
• Prevenzione soggettiva (attuazione attività di informazione e formazione alla sicurezza)


Il “controllo sanitario” deve essere effettuato dal medico competente (nominato dal datore di lavoro) e comporta:
• Accertamenti preventivi – valutare l’idoneità dei lavoratori allo svolgimento delle mansioni specifiche -.
• Accertamenti periodici – controlli nel tempo dello stato di salute dei lavoratori -.
• Redazione registri di esposizione agli agenti chimici, fisici e biologici.


AMBIENTI CON VIDEOTERMINALI
Gli ambienti con videoterminali presentano dei problemi illuminotecnici specifici.
I valori di illuminamento e luminanza consigliati sono differenti a secondo del lavoro svolto utilizzando il videoterminale e risultano più o meno critici a seconda del tipo di video, a contrasto negativo (fondo scuro e segni chiari), o contrasto positivo cioè con fondo chiaro e segni scuri.
Quando il compito visivo è legato al solo schermo video, i valori di illuminamento deve essere di circa 250 lux.
Quando il compito visivo richieda l’uso di documenti cartacei il livello di illuminamento generale deve essere di 300-400 lux, e un livello di illuminamento locale che deve arrivare fino a 600 lux.
In maniera del tutto generale si può affermare che:
• Il video deve essere orientato in maniera che l’operatore non sia rivolto verso superfici o sorgenti particolarmente luminose (finestre, lampade).
• Le finestre, quando sia possibile l’ingresso dei raggi solari, dovranno essere dotate di tende.
• Le riflessioni sullo schermo e sui documenti dovranno essere ridotte agendo sul sistema di illuminazione o modificando l’orientamento degli oggetti o adottando un idoneo trattamento della superficie dello schermo.


MONITOR CRT O A SCHERMO PIATTO
In un monitor CRT le tre più importanti cose da controllare e impostare sono: la risoluzione, la profondità di colore e la frequenza d’aggiornamento.
La risoluzione, per i monitor CRT da 17 pollici, dovrebbe essere di 1024×768 pixel; mentre per uno da 15 pollici la risoluzione di 800×600 pixel. Molto importante è anche la profondità di colore; questa corrisponde al numero di colori che windows usa per costruire le immagini. Le più recenti schede grafiche possono produrre fino a 4,3 miliardi di colori. Inoltre il colore ha una profondità massima di 32 bit (descrive il colore d’ogni singolo pixel). Da ultimo e non meno importante è importante controllare “la frequenza di aggiornamento”. Questa grandezza si riferisce al numero di volte in cui l’immagine viene ridisegnata sullo schermo ogni secondo. Mediamente, perché l’occhio umano veda un’immagine priva di sfarfallio, questa viene ridisegnata mediamente 85 volte al secondo, corrispondente ad una frequenza di aggiornamento di 85 Hz. Una minor frequenza provoca mal di testa ed affaticamento visivo. Oltre gli 85 Hz, molti vecchi monitor CRT possono danneggiarsi.


I monitor a schermo piatto non aggiornano l’intera immagine molte volte al secondo, ma solo i pixel modificati. Per questo motivo non c’è bisogno di impostare la frequenza d’aggiornamento a 85 Hz. Una frequenza elevata rende l’immagine sfuocata e scura. In genere vanno bene frequenze di 60 Hz; comunque è meglio controllare il manuale del video per impostare la frequenza migliore. Sui monitor a schermo piatto, inoltre, di solito è presente un sistema di configurazione automatica che risolve ogni problema e regola la nitidezza, il colore e l’allineamento dei pixel. E’ opportuno controllarne sul menu OSD l’esistenza, e di tanto in tanto usarla, perché con il passare del tempo le impostazioni possono cambiare.
Un parametro da non trascurare è l’angolo visuale; è un fattore molto importante, visto che un angolo di visuale limitato può cambiare il modo di percepire i colori.
Altro parametro importante è il tempo di risposta. Si tratta del tempo che impiega un pixel per cambiare colore, da bianco a nero e per tornare bianco. Una lenta risposta può causare sfocatura e confusione nelle immagini in movimento. Un buon tempo di risposta è 16 ms.


DEFINIZIONE DI VIDEOTERMINALISTA (VDT)
L’articolo 51 della legge 626 considera “Videoterminalista” chi usa il VDT per 4 ore consecutive giornaliere, in modo sistematico e abituale, per tutta la settimana lavorativa. Sembra una definizione alquanto generica; infatti non si considerano alcuni parametri fondamentali quali il tempo totale, il tempo reale, fattori ambientali o organizzativi. Per questo una commissione ad hoc ha fissato come parametro le 20 ore settimanali di media di lavoro VDT. Pertanto tutti i lavoratori VDT che usano il Pc per 20 ore settiminali dovrebbero essere sottoposti a visita Oculistica/ortottica. Non solo, ma a discrezione del medico competente, tutti i lavoratori che usano il VDT con minore frequenza (< 20 ore settimanali), ma con un carico visivo particolare ed impegnativo.


VISITA OCULISTICA/ORTOTTICA E IDONEITA’
Il giudizio di idoneità, come afferma la legge 626, è di pertinenza del medico competente (Medico del Lavoro). Il medico del lavoro si avvale della consulenza di un oculista; il quale dopo aver esaminato “l’apparato visivo” esprime un “giudizio di prevedibile affaticamento visivo”. Questo non comporta una limitazione decisionale da parte dello specialista sull’idoneità all’uso del VDT; la visita oculistica può essere considerata, uno screening avanzato e quindi un buon mezzo per la diagnosi precoce in campo oftalmologico, com’era nell’intenzione del legislatore. A proposito di prevenzione, se lo specialista nutre qualche dubbio diagnostico ( pressione intraoculare al limite superiore della norma, aspetto della papilla del nervo ottico sospetta per patologie quale il glaucoma, fori retinici periferici ecc.), può richiedere qualche esame supplementare. Tali esami sono a carico del datore di lavoro nel caso in cui concorrono al “giudizio globale di affaticamento visivo”. In caso contrario gli eventuali approfondimenti diagnostici sono a carico del S.S.N.
Tutti coloro che sono portatori di correzione ottica inadeguata, devono essere inviati allo specialista curante per una visita oculistica completa.


PERIODICITA’ DEI CONTROLLI
E’ l’articolo 55 che regolamenta la periodicità dei controlli sanitari.
In linea generale è prevista una visita oculistica iniziale pre assuntiva e i controlli successivi che si svolgeranno ogni 5 anni nei soggetti giovani, e ogni 2 anni oltre i 45 anni.
In base ai rilievi clinici o refrattivi evidenziati durante la visita, o per il carico di lavoro eccessivo, lo specialista può consigliare al medico competente una periodicità diversa.


PAUSE DI LAVORO
L’articolo 54 indica che le pause devono essere di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro al computer.
Il medico oculista consulente del medico competente indicherà a quest’ultimo eventuali limitazioni dei tempi di lavoro sia in termini di riduzione totale delle ore lavorative davanti al PC sia in termini di aumento delle pause (più frequenti e/o più lunghe).


Questo tipo di limitazione verrà suggerita dallo specialista oculista dopo una attenta valutazione ergoftalmologica che metta in evidenza significativi sintomi di affaticamento visivo (astenopia accomodativa).
E’ di pertinenza, pertanto, del medico competente dare “l’idoneità con prescrizione di limitazione temporale”.


ASTENOPIA ACCOMODATIVA
Sono veramente numerosi i lavori clinici ed epidemiologici effettuati sugli utilizzatori di apparecchiature VDT. Nessun lavoro ha messo in evidenza alterazioni permanenti anatomo-funzionali a carico dell’apparato visivo. D’altra parte sappiamo con certezza che l’uso più o meno continuativo del Pc può determinare uno stato di stanchezza visiva, la cosiddetta “Astenopia Accomodativa”.
Per definire l’astenopia accomodativa, possiamo rifarci a quella messa a punto nel corso dei lavori del GILV (Gruppo Italiano per lo Studio dei rapporti tra Lavoro e Visione):
“L’astenopia accomodativa è una Sindrome clinica, causata da un disagio nella visione, che si manifesta con un insieme di sintomi e segni in prevalenza oculari ma anche generali”.


Le manifestazioni dell’astenopia accomodativa possono essere riassunte in:


1. SINTOMI VISIVI
– fotofobia
– riduzione acuità visiva
– visione sfuocata
– visione doppia
– miopizzazione transitoria
– transitorio allontanamento del punto prossimo
– comparsa o aumento delle forie
– aloni colorati
2. SINTOMI OCULARI
– lacrimazione
– aumento ammiccamento
– prurito
– irritazione
– secchezza
– bruciore
– sensazione di corpo estraneo
– pesantezza ai bulbi
– dolore
– arrossamento congiuntivale
– alterazione quantitativa/qualitativa del film lacrimale
3. SINTOMI GENERALI
– cefalea
– astenia
– nausea
– dispepsia
– vertigine
– tensione generale


Le più importanti alterazioni dell’apparato visivo che possono provocare disturbi astenopeici in soggetti più sensibili e più predisposti sono:
• AMBLIOPIA PARZIALE CON VISUS < 6/10 (anche monolaterale)
• ETEROFORIE SUPERIORI ALLE 8 DIOTTRIE PRISMATICHE
• ETEROFORIE SCOMPENSABILI
• NISTAGMO
• DEFICIT III – IV – VI n.c.
• BLEFARITI E CONGIIUNTIVITI CRONICHE
• SINDROME DELL’OCCHIO SECCO
• OPACITA’ CORNEALI
• CHERATOCONO
• CATARATTA
• AFACHIA E PESUDOFACHIA
• DIFETTI REFRATTIVI ELEVATI
• RETINOPATIE DEGENERATIVE
• MACULOPATIE CON METAMORFOPSIE CENTRALI
• ALTERAZIONI DEL CAMPO VISIVO
Pertanto i vizi di refrazione (miopia, astigmatismo ed ipermetropia) non sono causati o aggravati dall’uso dei videoterminali; d’altra parte possono determinare l’astenopia accomodativa, se non corretti. L’affaticamento visivo può essere indotto anche da strabismi manifesti (exo/eso-tropie) o latenti (exo/eso-forie).


INIDONEITA’ TEMPORANEA E PERMANENTE


Vi sono delle patologie in fase acuta, che provocano una sensibile riduzione del visus o diplopia in posizione primaria di sguardo o fenomeni irritativi di natura infiammatoria come cheratiti, congiuntiviti, uveiti che segnalate dal medico oculista al medico competente possono indurre quest’ultimo ad una temporanea interruzione dell’uso del PC.
D’altra parte, l’inidoneità assoluta permanente sembra un evento eccezionale.
Analizzando caso per caso e tenendo presente il reale impegno visivo al VDT (in termini di tempo, modalità di esecuzione e impegno visivo effettivamente richiesto) e l’eventuale presenza di concomitanti compiti visivi connessi alla mansione (ad esempio lettura di fogli dattiloscritti, caratteri tipografici particolarmente piccoli) il visus residuo richiesto può variare da un minimo di 2-3/10 a 5-8/10.
Dove non è possibile modificare le condizioni di lavoro e quando il lavoratore abbia già manifestato oggettive e gravi difficoltà è possibile pensare ad una inidoneità assoluta permanente.


AMBIENTE FISICO LUMINOSO


LUOGHI DI LAVORO
Sono i luoghi aziendali che contengano posti di lavoro o siano accessibili per lavoro.


Devono rispettare innanzitutto le seguenti condizioni:


• RICAMBIO D’ARIA NEI LUOGHI CHIUSI
I lavoratori devono disporre di aria salubre in quantità stabilmente sufficiente e senza che siano esposti a correnti d’aria


• CONDIZIONI TERMOIGROMETRICHE DEI LOCALI
Va evitato un eccessivo soleggiamento diretto attraverso finestre, lucernari e pareti vetrate, e tenendo conto dell’influenza dell’umidità e del moto d’aria sull’organismo umano.


• ILLUMINAZIONE NATURALE ED ARTIFICIALE
Deve essere adeguata per la salvaguardia della sicurezza, la salute e il benessere dei lavoratori.


• POSTI DI LAVORO INTERNI ED ESTERNI E DI PASSAGGIO
Devono essere illuminati adeguatamente e se all’esterno, devono essere protetti contro gli agenti atmosferici, caduta di oggetti ecc.


In definitiva il decreto pone fra gli obiettivi fondamentali delle misure di protezione della salute e di sicurezza, la valutazione dei rischi con lo scopo di procedere alla eliminazione o riduzione degli stessi, fornendo indicazioni tecniche molto generali.


AMBIENTE LUMINOSO
Le caratteristiche di un ambiente luminoso, dal punto di vista illuminotecnico, hanno un’importanza fondamentale nel determinare il pieno benessere e quindi le prestazioni degli occupanti.
La luce è costituita da onde elettromagnetiche di lunghezza d’onda compresa tra 380 e 780 nm. E’ in questo range che l’energia radiante è in grado di eccitare la retina dell’occhio e quindi di produrre la sensazione visiva. Onde di differente lunghezza d’onda danno origine a differenti sensazioni cromatiche che vanno dal violetto (400 nm), al blu-verde (500 nm), al gilallo-arancio (600 nm), al rosso (700 nm). Il sistema visivo ha il massimo di sensibilità indicativamente tra 500 e 550 nm.


L’adattamento è il processo mediante il quale le caratteristiche di sensibilità del sistema visivo vengono adeguate alla luminanza media del campo visivo o alle caratteristiche cromatiche della luce che raggiunge l’occhio.
L’accomodamento è il processo attraverso il quale il cristallino modificando la propria struttura permette la perfetta messa a fuoco sulla retina degli oggetti a diversa distanza da esso.
L’aberrazione cromatica corrisponde all’impossibilità per l’occhio umano di mettere a fuoco contemporaneamente superfici con colori diversi e quindi con radiazioni di lunghezza d’onda diverse.
Sul piano tecnico le grandezze fondamentali che definiscono l’ambiente luminoso sono:


1. Flusso luminoso
Esprime la quantità di energia luminosa emessa da una sorgente luminosa nell’unità di tempo o ricevuta da una superficie in accordo con lo spettro di sensibilità dell’occhio umano. E’ espressa in lumen.


2. Efficienza luminosa
Questa grandezza è riferita a sorgenti luminose artificiali di tipo elettrico ed esprime il rapporto tra flusso luminoso totale emesso da una sorgente e la potenza totale in ingesso alla sorgente stessa. E’ espressa in lumen/watt.


3. Intensità luminosa
Esprime il flusso luminoso di una sorgente in una specifica direzione, per unità di angolo solido. E’ espressa in candele (lumen/steradiante).


4. Illuminamento
Con riferimento ad una superficie illuminata, esprime il flusso luminoso che raggiunge l’unità di tale superficie . E’ espresso in lux.


5. Luminanza
E’ definita come l’intensità emessa per unità di superficie emittente; l’unità di misura nel SI è il nit (nt); altre unità di misura sono lo stilb (1 stilb = 100.000 nt) o il lambert ( 1 L = 3183 nt); la luminanza risulta connessa quindi alla sensazione di brillantezza soggettiva percepita. E’ espressa in candele/m².
La luminanza delle superfici all’interno del campo visivo è direttamente collegata sia ai fenomeni di abbagliamento sia alla possibilità di percepire distintamente gli oggetti osservati.
Importante è quindi definire il:
– Rapporto di luminanze (L2/L1)- tra un oggetto (L2) e il suo sfondo (L1) o comunque tra due superfici. E’ più facilmente correlabile all’abbagliamento ed è utilizzato per valutare il rapporto tra due luminanze viste in successione.
– Fattore di luminanza (L2-L1/L1)- utilizzato per superfici viste simultaneamente , ed è facilmente correlabile al grado di visibilità degli oggetti.


6. Riflettanza
Esprime il rapporto tra il flusso luminoso riflesso ed il flusso che incide sulla superficie stessa; è una grandezza che dipende oltre che dalla superficie (colore, rugosità, specularità), dalla direzione della luce incidente e dalla direzione di osservazione e dalla composizione spettrale della luce stessa.


7. Temperatura di colore correlata (Tc)
E’ la temperatura a cui si dovrebbe trovare un corpo nero per produrre una radiazione luminosa che abbia la stessa apparenza cromatica di quella emessa dalla sorgente in esame. La temperatura di colore è espressa in Kelvin (K).


8. Indice di resa di colore (Ra)
Esprime il grado di somiglianza delle percezioni cromatiche determinate da una sorgente luminosa rispetto a quelle ottenute usando una sorgente luminosa di riferimento. La luce di riferimento, a cui si assegna il valore pari a 100, si assume la luce naturale quando la temperatura di colore è superiore a 5000 K, o quella del corpo nero quando è inferiore a 5000 K.


9. Fattore di luce diurna
Esprime, in riferimento alla illuminazione di un ambiente con luce naturale, il rapporto tra illuminamento prodotto dalla luce naturale su un piano interno all’ambiente e il livello di illuminamento prodotto sul piano stesso dal cielo libero con una determinata distribuzione di luminanza, in assenza dell’edificio.


ILLUMINAZIONE
In linea generale l’ambiente luminoso può essere realizzato con diverse tipologie di sorgenti luminose (naturale o artificiale) e organizzato in maniera tale da influenzare positivamente il benessere visivo e quindi le prestazioni dell’individuo.


I fattori più importanti su cui focalizzare l’attenzione sono:
1. Livello di illuminamento
2. Distribuzione delle luminanze
3. Fattore di luce diurna – nel caso di illuminazione naturale


Le grandezze illuminotecniche determinate sul campo (illuminamento e luminanza, e il fattore di luce diurna) possono venire misurate mediante una fotocellula la cui curva di sensibilità in funzione della lunghezza d’onda della radiazione deve essere corretta rispetto al colore.


1- LIVELLO DI ILLUMINAMENTO
Le misure relative di illuminamento negli ambienti di lavoro, riferite al piano su cui viene svolta l’attività degli operatori e in assenza di una precisa indicazione, è assunta mediamente ad un’altezza di 0,85 m. Per diverse esigenze potranno essere condotti rilievi in condizioni diverse. Le misure dovranno essere condotte in condizioni assimilabili a quelle consuete di funzionamento dell’impianto di illuminazione, curando che lo sperimentatore e le apparecchiature di misura non introducano apprezzabili perturbazioni della situazione normale.
Il livello di illuminamento è direttamente connesso al tipo di attività svolta; esso è compreso in un intervallo che va da valori minimi che possono permettere la percezione distinta degli oggetti a valori massimi oltre i quali si ha un effetto di abbagliamento. I valori di illuminamento sono espressi in LUX.
Questo range di valori di illuminamento sono regolamentati dalla norma ISO 8995.
Per ogni tipo di attività vengono riportati 3 valori.


I valori più alti di illuminamento ( da 1000 lux in su) sono usati:
• Valori di riflessione e contrasto particolarmente bassi
• Per evitare errori che comportano gravi e rilevanti conseguenze nell’esecuzione del compito lavorativo
• Prestazione visiva critica
• Capacità visiva del soggetto
• Accuratezza e maggiore produttività


I valori più bassi di illuminamento (da 20 a 50 lux) sono usati:
• Riflessione e contrasto molto elevati
• Velocità di esecuzione e precisione poco rilevanti
• Compito occasionale


In linea generale un valore di illuminamento di 20 lux permette la percezione del viso di una persona ed è quindi il valore minimo per quelle aree di lavoro in cui si prevede che sia occasionale la presenza di persone.
In quelle aree che sono stabilmente occupate da persone, il valore minimo di illuminamento è di 200 lux, in quanto al di sotto di questo valore il posto viene considerato troppo cupo.
Nel caso in cui sono previsti alti valori di illuminamento, si ha una combinazione tra illuminazione generale e localizzata. Questi tipi di illuminazione sono piuttosto vantaggiosi, perché permettono di avere una zona di lavoro particolarmente illuminata favorendone quindi la concentrazione sul compito stesso, e una zona più buia al di fuori della zona di lavoro, adatta al riposo visivo (per esempio durante le pause). La differenza di illuminazione tra le due zone, comunque, non deve essere minore di 1/3.


2- DISTRIBUZIONE DELLE LUMINANZE
Valori eccessivi di luminanza o eccessive differenze di luminanza di oggetti contenuti nel campo visivo che vengono visti in rapida successione provocano fenomeni di abbagliamento che possono ostacolare la visione; al contrario insufficienti livelli di luminanza o di contrasto non favoriscono la visione distinta degli oggetti. Peraltro, i valori di luminanza in un ambiente sono in parte correlati alle riflettanze proprie delle pareti, degli oggetti, e degli strumenti ivi contenuti. E’ importante che in un ambiente di lavoro il fattore di riflessione diffusa del soffitto sia piuttosto elevato per scongiurare il rischio di abbagliamento diretto e riflesso. Per limitare l’abbagliamento la norma ISO 8995 propone un metodo che prevede la definizione di una classe di qualità per un determinato sistema di illuminamento e la verifica di rispondenza di tale classe di qualità rispetto alle esigenze dell’ambiente specifico. Questo metodo basato sulle curve di luminanza dell’apparecchio (che riportano l’andamento della luminanza in funzione all’angolo di osservazione) è applicabile nelle seguenti situazioni:
– Illuminazione generale
– Direzioni della vista di tipo orizzontale o verso il basso
– Riflettanza di almeno 50% per il soffitto e del 25% per le pareti e gli arredi.
In definitiva il metodo in esame individua i limiti per la luminanza degli apparecchi di illuminazione per diverse classi di qualità e diversi valori di illuminamento in funzione dell’angolo di osservazione (detto angolo ) rispetto alla verticale, in un intervallo compreso tra 45° e 85°.
Gli apparecchi di illuminazione diffondenti nei quali la lampada è almeno parzialmente visibile, oltre a rispettare i limiti di luminanza media, devono essere anche schermati. L’angolo di schermatura è compreso tra una linea retta orizzontale e quella che congiunge la lampada e il bordo del riflettore.
La scala del grado di abbagliamento comprende:
0 non abbagliamento
2 abbagliamento debole
4 abbagliamento severo
6 abbagliamento intollerabile


Le cinque classi di qualità sono caratterizzate:
Classe A Qualità molto elevata, compiti visivi molto difficili
Classe B Qualità elevata, compiti visivi con elevate esigenze
Classe C Qualità media, compiti visivi con moderate esigenze
Classe D Qualità bassa, compiti visivi con bassi livelli di concentrazione e basse esigenze
Classe E Qualità molto bassa, ambienti in cui gli operatori non sono confinati in postazioni fisse ed hanno compiti visivi con basse esigenze.
Per quanto riguarda, in specifico, il lavoro del videoterminalista, i livelli di illuminamento vanno da 300 lux a 750 lux; la classe di qualità per l’abbagliamento è la classe A-B.


3- ILLUMINAZIONE NATURALE-FATTORE DI LUCE DIURNA
La disposizione e l’entità delle aperture verso l’ambiente esterno devono essere scelte tenendo conto dell’innalzamento potenzialmente eccessivo dei livelli di illuminamento, di luminanza e di carico termico ambientale (nel caso dei raggi solari).
Fatte salve alcune precauzioni, l’ottenimento di un fattore di luce diurna (DF) elevato è certamente positivo.
Un DF < 0,3% è insufficiente; un DF compreso tra 0,3% e 1% è discreto; tra 1% e 4% è buono; > 4% è ottimo.


SISTEMI DI ILLUMINAZIONE
In linea generale si possono individuare tre tipologie fondamentali di sistemi di illuminazione artificiale che determinano altrettante tipologie di ambiente luminoso:


1. Sistemi di illuminazione diretta:
La parte prevalente del flusso luminoso sui piani di lavoro giunge direttamente dagli apparecchi di illuminazione. Consente di realizzare un ambiente luminoso con livelli di illuminazione piuttosto “vivo” sul piano visivo ma con la possibilità di abbagliamenti e riflessi fastidiosi.


2. Sistemi di illuminazione indiretta:
La gran parte del flusso luminoso giunge sui piani di lavoro dopo riflessione sulle pareti e principalmente sul soffitto. Ombre e contrasti sono più dolci e viene grandemente ridotta la presenza di riflessi. L’ambiente può risultare piuttosto piatto sul piano visivo, in quanto il grado di illuminamento è uniformemente distribuito.


3. Sistemi di illuminazione mista:
Diretta ed indiretta, nei quali il flusso luminoso è costituito, da luce proveniente direttamente dalle lampade e da flusso riflesso dalle pareti. I livelli di illuminamento e luminanza e i relativi riflessi presentano caratteristiche intermedie tra i precedenti.

PROTOCOLLO UTILIZZATO
Il protocollo per la visita oculistica/ortottica adottato presso lo studio è il seguente:


VISITA OCULISTICA


1. RACCOLTA DATI PERSONALI CON SPECIFICA DELLA MANSIONE


2. RACCOLTA ANAMNESI FAMILIARE, GENERALE E OCULARE
Importante conoscere eventuali patologie generali e/o oculari presenti in famiglia o di cui è portatore il soggetto esaminato. Anni d’uso del Pc ed ore giornaliere.
Segnalazione eventuali disturbi visivi presenti all’atto della visita.


3. ANNOTAZIONE CORREZIONE OTTICA IN USO
Occhiali o Lenti a contatto (LAC). Sospendere le LAC almeno 2-3 giorni prima del controllo nel caso di lenti a contatto morbide, almeno 7 giorni prima nel caso di lenti a contatto semirigide o rigide.


4. AUTOREFRATTOMETRIA IN MIOSI
Calcolo automatico del difetto refrattivo


5. MISURAZIONE VISUS PER LONTANO E PER VICINO NATURALE E CON EVENTUALE CORREZIONE
Si quantifica la capacità visiva del soggetto ad occhio nudo e con la correzione in uso o con nuova correzione


6. TONOMETRIA
Misurazione pressione oculare, per lo screening del GLAUCOMA


7. DILATAZIONE PUPILLA
Si usano, in genere, dei colliri che hanno come principio attivo Tropicamide 1%. In questo caso si ha un buon effetto midriatico ed uno scarso effetto cicloplegico (paralisi del muscolo ciliare e conseguente incapacità di messa a fuoco da vicino). L’effetto cicloplegico dura in genere 1-2 ore, a differenza dell’atropina che ha un effetto cicloplegico di 14 giorni circa, e del ciclopentolato (Ciclolux) che ha un effetto cicloplegico di 6-7 ore.


8. AUTOREFRATTOMETRIA IN MIDRIASI
Ricalcolo in midriasi del difetto visivo.


9. FUNDUS OCULI IN MIDRIASI.
Valutazione dei vasi sanguigni, della retina e del nervo ottico.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
1. “L’ambiente Fisico” – Laboratori di Strumentazione Industriale spa- III Edizione 1997.
2. “Lavoro a VDT e funzione visiva: analisi degli aspetti della sindrome da affaticamento oculare e proposta di alcuni criteri per la definizione dell’idoneità lavorativa”. – C. Romano e all.- Acta Medica Mediterranea, 1997, 13 S; 201
3. “Appunti di metodo. Rapporto tra lavoro e visione sotto il profilo medico preventivo…… Parte Prima (Presentazione) e Parte Seconda (Metodo).
4. “Tutela dei lavoratori addetti ai videoterminali”- Sistemi Sicurezza Multimedica spa- Gennaio 2002


Fonte: Dott. Uccello Antonino www.occhioallocchio.com


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Lorenza Scoma
Informazioni su Lorenza Scoma 25 Articoli
Si può dire molto di Lorenza Scoma, ma per lo meno è persuasiva e disinteressata, naturalmente è anche protettiva, allegra e leader, ma sono contaminati e mescolati con le abitudini di essere privi di tatto. la sua natura persuasiva, però, è ciò per cui è spesso ammirata. Spesso le persone contano su di loro e sul suo atletismo ogni volta che hanno bisogno di tirarsi su. Nessuno è perfetto naturalmente e Lorenza ha anche degli stati d'animo e dei giorni marci. la sua natura sconcertante e la sua natura pomposa causano molte lamentele, sia personalmente che per gli altri. Fortunatamente il suo altruismo assicura che non è il caso molto spesso.

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